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Crepe negli stazzi e nelle case in pietra in Gallura: cause e soluzioni per il consolidamento strutturale

Crepe negli stazzi e nelle case in pietra in Gallura: cause e soluzioni per il consolidamento strutturale

Gli antichi stazzi galluresi e le vecchie abitazioni costruite in pietrame rappresentano una parte fondamentale del patrimonio architettonico della Gallura. Tuttavia, molte di queste strutture presentano oggi importanti problematiche strutturali dovute all’età dell’edificio, alle caratteristiche delle fondazioni e ai movimenti del terreno.

Uno dei problemi più frequenti che si riscontrano negli edifici storici in granito o in muratura “a sacco” è la comparsa di crepe molto evidenti, soprattutto in corrispondenza degli angoli dell’edificio.

Capire l’origine di queste lesioni è fondamentale per scegliere il corretto intervento di consolidamento, evitando lavori inutili o addirittura dannosi.

Perché compaiono le crepe nelle vecchie case in pietra

Nella maggior parte dei casi, le crepe che si sviluppano negli angoli degli edifici derivano da fenomeni di cedimento differenziale delle fondazioni.

Le antiche abitazioni galluresi venivano spesso costruite senza vere fondazioni in cemento armato. Le murature poggiavano direttamente su pietrame o su semplici allargamenti della base muraria, adattati al terreno naturale.

Con il passare del tempo possono verificarsi:

  • cedimenti del terreno;

  • variazioni di umidità nel sottosuolo;

  • erosione causata dalle acque meteoriche;

  • perdita di consistenza delle vecchie malte;

  • movimenti differenziali tra diverse porzioni dell’edificio.

Quando una parte della struttura cede più dell’altra, si generano tensioni che provocano l’apertura di fessure e crepe.

Le murature “a sacco”: una tecnica antica ma delicata

Molte vecchie case in Gallura sono realizzate con murature cosiddette “a sacco”.

Questa tecnica costruttiva prevedeva:

  • due paramenti esterni in pietra;

  • una parte interna riempita con pietrame più piccolo, terra e malta.

Queste murature hanno un’elevata massa e una buona inerzia termica, ma risultano particolarmente sensibili ai movimenti del terreno e alle infiltrazioni d’acqua.

Quando la muratura perde coesione interna o le fondazioni cedono, possono comparire:

  • lesioni diagonali;

  • rigonfiamenti;

  • fuori piombo delle pareti;

  • distacchi tra murature ortogonali;

  • deformazioni del tetto.

Interventi meno invasivi: consolidare senza demolire

Non tutti gli edifici necessitano di interventi pesanti. In molti casi è possibile migliorare la stabilità strutturale con tecniche meno invasive, che consentono di preservare il più possibile la struttura originale.

Iniezioni di malta consolidante

Una delle tecniche più utilizzate consiste nell’eseguire iniezioni di malte fluide a base di calce all’interno delle murature.

Questo intervento permette di:

  • riempire vuoti interni;

  • migliorare la compattezza della muratura;

  • aumentare la collaborazione tra le pietre;

  • ridurre il rischio di ulteriori distacchi.

È una soluzione particolarmente indicata negli edifici storici dove si vuole mantenere la massima autenticità costruttiva.

Cuciture armate delle crepe

Quando le lesioni sono localizzate, è possibile intervenire mediante cuciture armate.

Questa tecnica prevede l’inserimento di barre in acciaio inox o materiali compositi all’interno della muratura, annegate in malte strutturali compatibili.

Le cuciture permettono di:

  • ristabilire la continuità della parete;

  • limitare l’apertura delle crepe;

  • migliorare il comportamento strutturale locale.

Tiranti metallici

In alcuni casi vengono installati tiranti metallici per collegare tra loro le murature opposte dell’edificio.

Questa soluzione era utilizzata già anticamente e consente di:

  • contrastare le spinte;

  • migliorare il comportamento scatolare dell’edificio;

  • limitare l’allontanamento delle pareti.

Micropali e consolidamento del terreno

Quando il problema deriva principalmente dal cedimento del terreno, si può intervenire con tecniche di consolidamento delle fondazioni meno invasive rispetto alla loro completa ricostruzione.

Tra queste troviamo:

  • micropali;

  • resine espandenti;

  • consolidamenti localizzati del terreno.

I micropali consentono di trasferire i carichi verso strati più profondi e stabili del terreno, limitando ulteriori cedimenti.

Gli interventi più invasivi ma più efficaci

Nei casi più gravi, soprattutto quando il cedimento è importante o la struttura presenta evidenti deformazioni, può essere necessario eseguire interventi strutturali più invasivi.

Questi lavori risultano spesso indispensabili negli edifici storici dove non è possibile procedere con una demolizione completa.

Rifacimento delle fondazioni in cemento armato

Una delle tecniche più efficaci consiste nella realizzazione di nuove fondazioni in calcestruzzo armato sotto le murature esistenti.

L’intervento viene eseguito scavando sotto la muratura in porzioni ridotte e alternate, in modo da preservare la stabilità dell’edificio durante le lavorazioni.

Successivamente si procede con:

  • armatura delle nuove porzioni;

  • getto del calcestruzzo;

  • collegamento progressivo delle varie sezioni.

Questo metodo permette di consolidare in modo significativo la base strutturale dell’edificio.

Realizzazione di un cordolo sommitale in cemento armato

Un altro intervento molto utilizzato negli edifici storici in pietrame consiste nella realizzazione di un cordolo in cemento armato lungo tutto il perimetro della muratura.

Il cordolo ha la funzione di:

  • collegare tutte le pareti tra loro;

  • migliorare il comportamento strutturale dell’edificio;

  • distribuire meglio le azioni del tetto;

  • aumentare la resistenza ai movimenti orizzontali.

Per eseguire questo tipo di intervento è generalmente necessario smantellare completamente la copertura esistente.

Successivamente:

  1. si realizza il cordolo seguendo il profilo delle murature;

  2. si ancora strutturalmente alle pareti esistenti;

  3. si rimonta il tetto sopra la nuova struttura consolidata.

Questo tipo di lavorazione è particolarmente indicato negli edifici storici che devono essere recuperati integralmente senza procedere a demolizione e ricostruzione.

Ogni edificio storico necessita di un’analisi specifica

Le vecchie case galluresi non possono essere trattate con soluzioni standard.

Ogni stazzo possiede caratteristiche costruttive differenti legate a:

  • tipologia della pietra;

  • qualità delle malte;

  • condizioni del terreno;

  • presenza di umidità;

  • modifiche eseguite nel tempo;

  • stato di conservazione delle coperture.

Per questo motivo è fondamentale eseguire una corretta analisi strutturale prima di scegliere qualsiasi intervento.

Un consolidamento eseguito senza comprendere la reale causa delle crepe rischia infatti di non risolvere il problema o addirittura aggravarlo nel tempo.

Recuperare uno stazzo in granito significa preservare la storia costruttiva della Gallura, migliorandone al tempo stesso sicurezza, durabilità e valore architettonico.